Il ritorno della MotoGP in Brasile si è fatto aspettare un po’ più del previsto. Il problema all’asfalto sul rettilineo principale, dopo la pioggia, ha ritardato la partenza della Sprint di Goiania, ma quando la gara è iniziata davvero ha restituito subito tutto quello che ci aspettavamo: tensione, sorpassi e una battaglia vera fino agli ultimi giri.
In mezzo a tutto questo, per l’Italia il sabato aveva preso una piega bellissima quasi subito. La qualifica, infatti, ci aveva lasciato un’immagine forte: Fabio Di Giannantonio davanti a tutti in 1:17.410. Al suo fianco, a soli 70 millesimi, Marco Bezzecchi. A chiudere la prima fila, Marc Márquez.
Due italiani davanti a tutti in Brasile, entrambi passati dalla Q1: già questo bastava per far capire che aria tirava.
Sprint del Brasile a Goiania nel segno di Diggia… quasi
Di Giannantonio è partito come doveva partire uno che la pole non l’ha fatta per caso: bene, pulito, deciso. Si è preso la testa della gara e, mentre dietro Márquez e gli altri facevano bagarre, lui ha fatto la cosa più importante di tutte: ha costruito margine. Più di un secondo. Non una leadership di sopravvivenza, ma una leadership vera, concreta, di quelle che ti fanno pensare che sì, forse oggi lui può davvero prendersela.
Ed è qui che il sabato brasiliano diventa crudele.

Perché il pilota della VR46 ha fatto quasi tutto perfettamente. Ha dato sostanza alla pole con ritmo, pulizia e presenza. Ma quando alle spalle hai Márquez che ricuce giro dopo giro, sai che la gara non è mai davvero finita. Lo spagnolo ha cominciato a recuperare con pazienza, ha ridotto il gap fino a rientrare del tutto e al tredicesimo passaggio, cioè a tre giri dalla fine, ha piazzato il sorpasso decisivo approfittando di una piccola sbavatura di Diggia nell’ultimo settore. Poi ha chiuso tutti gli spazi fino alla bandiera a scacchi.
Bez c’è, Pecco resta sullo sfondo
Dietro al duello per la vittoria, spunta un altro volto credibile: quello di Marco Bezzecchi. Quarto al traguardo, davanti per tutto il weekend, velocissimo già in qualifica, concreto in gara. Non è il risultato che riempie i titoli quanto la pole di Diggia o la vittoria di Márquez, ma è il tipo di presenza che conta. Perché ti dice che l’Italia, a Goiania, non ha avuto un solo uomo davanti. Ne ha avuti due.
Diverso il discorso per Bagnaia. In qualifica ha chiuso undicesimo, con una sessione complicata anche da una caduta, e la Sprint lo ha visto risalire solo fino all’ottavo posto. Non una disfatta, ma neppure il sabato che ti aspetti da chi deve stare stabilmente dentro la lotta pesante. In Brasile, almeno nella Sprint, il centro della scena italiana non è stato Pecco. È stato tutto di Diggia e Bez.

Alla fine il podio dice Márquez, Di Giannantonio, Martin, con Bezzecchi subito dietro. E racconta bene il sapore di questa Sprint: un’Italia viva, veloce, bellissima a tratti, ma ancora costretta a guardare da un passo di distanza il colpo grosso. È questo che lascia il sabato di Goiania.
Dietro Diggia e Bez, gli altri restano più lontani
Più indietro, gli altri piloti italiani, rimasti ai margini. Luca Marini ha chiuso undicesimo, appena fuori dalla top ten. Franco Morbidelli è arrivato sedicesimo, mentre Enea Bastianini ha terminato diciassettesimo. Questo vuol dire che, nella Sprint brasiliana, a punti ci sono andati solo in tre: Di Giannantonio, Bezzecchi e Bagnaia. Gli altri sono rimasti lontani da una gara che, davanti, parlava molto più forte di loro.
Un piccolo spazio lo merita anche Fabio Quartararo. Nella Sprint del Brasile è partito fortissimo, si è arrampicato subito fino al terzo posto e nelle prime fasi ha persino provato a infastidire Márquez. Poi il ritmo dei primi lo ha riportato indietro, ma il sesto posto finale resta comunque uno dei segnali più interessanti del sabato brasiliano: non abbastanza per entrare nel cuore del racconto, ma abbastanza per ricordare che Quartararo, appena si apre uno spiraglio, sa ancora buttarcisi dentro.
Il Brasile, almeno al sabato, ha detto questo: l’Italia c’è. Ma per trasformare la sensazione in vittoria, manca ancora l’ultimo passo.
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