Austin aveva lasciato l’Italia sospesa a metà tra rimpianti e segnali incoraggianti dopo la Sprint di ieri. La gara lunga del GP delle Americhe, invece, ha scelto di essere molto più netta. Marco Bezzecchi si è ripreso tutto: vittoria, leadership del Mondiale e centralità assoluta in un weekend che sabato sembrava essergli scivolato via dalle mani.
Davanti a tutti, ancora lui, sempre lui: Bez.
Alle sue spalle Jorge Martin completa la doppietta Aprilia, Pedro Acosta sale sul podio, questa volta senza pericolo di penalità, mentre gli italiani si dividono ancora una volta tra chi sorride e chi esce da Austin con parecchio amaro in bocca.
Per l’Italia è stata una domenica dai contorni fortissimi. Da una parte la gioia piena di Bezzecchi, che si riprende gara e Mondiale. Dall’altra il tonfo di Bagnaia, che da Austin esce con più domande che risposte.
La MotoGP in Texas ha parlato italiano, sì, ma con accenti molto diversi. Da quello di Cele in Moto2, a quello di Pini in Moto3, ma quello più forte, oggi, aveva la voce del Bez e la moto da battere è una bestia nera veneta.

Bezzecchi Texas Ranger: dalla penalità alla vittoria del GP delle Americhe
La risposta del Bez è stata quella dei grandi weekend. Partiva quarto, con addosso ancora il peso della caduta nella Sprint, della penalità inflittagli per l’impeding su Marquez e della leadership persa il sabato. Dopo lo spegnimento del semaforo gli è bastato pochissimo per rimettere tutto in ordine.
Pedro Acosta ha preso l’holeshot, sì, ma Bezzecchi gli si è incollato subito, lo ha passato già nel corso del primo giro e poi ha fatto la cosa che in questo momento gli riesce meglio: andarsene. Nello scontro con il pilota della KTM, l’Aprilia di Bez ci ha rimesso pure un pezzo di aero, ma questo non gli ha cambiato il feeling perfetto con il suo pilota. Insieme prendono il volo e staccano tutti, in una danza che solo il duo Bez-Aprilia sa mettere in scena. Martin a un certo punto si è rifatto sotto, Acosta ha provato a restare lì, ma Bezzecchi aveva semplicemente qualcosa in più. Alla fine chiude con oltre due secondi di vantaggio su Martin, firma la quinta vittoria consecutiva e si riprende anche la testa del campionato.
Pecco, dall’illusione del sabato al crollo della domenica
E poi c’è Pecco. Ed è qui che il discorso si fa molto più pesante. Perché dopo la Sprint sembrava finalmente arrivato un sabato capace di riaccenderlo davvero. In gara, invece, tutto si è sgonfiato. Bagnaia è rimasto nel gruppo, ma senza mai dare l’impressione di poter incidere. Nel finale ha perso ancora terreno, è stato superato da Marc Marquez a tre giri dalla fine e da Luca Marini all’ultimo giro, chiudendo addirittura decimo.
Più del risultato, che già fa rumore da solo, pesa il modo in cui è arrivato. Perché non è una caduta, non è un episodio, non è una sfortuna improvvisa. È una domenica che si spegne piano, giro dopo giro, fino a lasciare la sensazione di un pilota mai davvero dentro la gara. E questa, per uno come Pecco, è forse la parte più difficile da accettare. Austin gli aveva fatto intravedere una reazione il sabato. La domenica, invece, gli toglie quasi tutto.

L’altra Italia: Bastianini solido, Marini intelligente, Morbidelli lontano
Nel mezzo di una domenica così spigolosa per i nostri, Enea Bastianini si prende un sesto posto molto più utile di quanto sembri. Resta attaccato a Marc Marquez fino alla fine e chiude a un soffio dalla top five. Non sarà il risultato che fa saltare il banco, ma è il tipo di gara ordinata e concreta che serve quando davanti il livello è alto e il margine è minimo.
Bene anche Luca Marini, nono e la miglior Honda al traguardo, con il sorpasso a Bagnaia all’ultimo giro che racconta da solo quanto fosse ancora lucido nel finale. Molto più indietro Franco Morbidelli, quattordicesimo e mai davvero in grado di entrare nella corsa. Il bilancio italiano, insomma, è ancora spezzato: Bez si prende la scena, Diggia resta competitivo, Bastianini e Marini raccolgono, Bagnaia esce ridimensionato.
Austin parla italiano anche in Moto3 e Moto2 con Guido Pini e Celestino Vietti
Celestino Vietti esce dalla gara del GP delle Americhe con un secondo posto che pesa, soprattutto per come è arrivato. La gara di Moto2 è stata interrotta quasi subito da una bandiera rossa dopo un incidente multiplo al via, e alla ripartenza — su distanza ridotta a dieci giri — l’italiano è rimasto dentro la corsa che contava fino alla fine. Davanti a lui ha chiuso solo Senna Agius, con Izan Guevara terzo. Una domenica che restituisce a Cele solidità, presenza e la sensazione di essere tornato davvero competitivo nel gruppo dei migliori.

Guido Pini, invece, ad Austin si prende il momento più bello della sua giovane carriera. In Moto3 il pilota Leopard Racing ha conquistato la sua prima vittoria nel Mondiale al termine di una gara combattutissima, risolta solo all’ultima curva dopo una volata a quattro con Maximo Quiles, Alvaro Carpe e Valentin Perrone. Ed è una vittoria che vale anche simbolicamente, perché riporta un italiano sul gradino più alto del podio in Moto3 e conferma quanto Pini stia crescendo in fretta.
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