Bezzecchi e la somiglianza con Simoncelli: “Mi fa molto piacere, alla fine è sempre stato uno di noi”

La Romagna, terra di motori e piadine, è la casa di tanti piloti del Motomondiale. Ce n’è uno in particolare che salta all’occhio. Ha una chioma riccia, un accento tipico romagnolo e corre per l’Aprilia Racing, ha il numero 72, si chiama Marco Bezzecchi, per gli amici Bez ed è uno dei piloti più promettenti del panorama motociclistico italiano. Nel podcast di “Passa dal BSMT”, Marco Bezzecchi racconta la sua storia dando uno scorcio nel dietro le quinte dell’Academy VR46.

Marco Bezzecchi: la somiglianza con il Sic

Una cosa che moltissimi hanno notato in Bezzecchi è la somiglianza con il compianto Marco Simoncelli. Tante sono le cose in comune: i riccioli, il modo di essere, l’accento romagnolo, lo stesso nome e anche il soprannome: sono tre lettere per entrambi, “Sic” per uno, “Bez” per l’altro. La somiglianza tra i due piloti è una cosa che Marco Bezzecchi ha sentito molto spesso e apprezza ma con un certo rispetto verso “Sic”:

“Eh vabbè, è bellissimo. Mi fa piacere innanzitutto perché il Sic è sempre stato un grande, uno dei piloti secondo me che trasmettevano di più. Io purtroppo non l’ho visto tantissimo. Però è sempre stato un grande e mi fa molto piacere perché mi piaceva il suo modo di essere. Però allo stesso tempo è un po’ strano perché alla fine mi sento dire questa cosa ma io non l’ho mai conosciuto, quindi non saprei bene com’è, qual è questo paragone…io semplicemente sono così. Però insomma se gli somiglio, se lo ricordo, mi fa piacere. Mi fa molto piacere perché alla fine è sempre stato uno di noi.” – Marco Bezzecchi

Marco Bezzecchi
Credit: @Aprilia su Facebook

Marco Bezzecchi e l’Academy VR46

L’Academy VR46 nasce ufficialmente nel 2013 con Valentino Rossi che decide di realizzare la versione italiana dell’idea che Kenny Roberts aveva avuto più di 30 anni prima. La vera genesi dell’Academy però risale ad alcuni anni prima, gli anni in cui Marco Simoncelli correva nel Motomondiale. Possiamo perciò dire che l’Academy è nata proprio per Simoncelli. Nel 2016 GPone.com ha parlato con il braccio destro di Valentino Rossi, Alberto Tebaldi, conosciuto all’interno del Ranch come Albi, il quale parla della nascita di questa realtà:

“Tutto è iniziato dal rapporto di amicizia che è nata con questi ragazzi. Vale ci ha chiesto di trasformare tutto ciò in qualcosa di più professionale. Prima Vale si era aperto solo con Marco Simoncelli che era come un fratello. Poi ha deciso di darlo anche a questi ragazzi” – Alberto Tebaldi

Credit: Tio.ch

I primi piloti a fare parte del team corse dell’Academy, lo Sky Racing Team VR46, sono Romano Fenati e Francesco Bagnaia. Siamo nel settembre del 2013. Per Marco Bezzecchi la storia con l’Academy inizia verso la fine del 2015, dopo aver incontrato Alberto Tebaldi e Carlo Casabianca al Gran Premio del Mugello. In quella stagione Bezzecchi era un pilota Mahindra nel Campionato Italiano. Il team aveva dato la possibilità al Bez di fare un paio di gare nel Motomondiale come banco di prova. Una di queste gare è stata al Mugello. Ed è proprio qui che Bezzecchi incontrerà Alberto Tebaldi e Carlo Casabianca. La fama precede il #72 romagnolo, che aveva fatto parlare di sé grazie al suo Ciao. Bez racconta così il fatto:

“[…] Quando c’è stata la MotoGP io sono andato di brutto a vederla a bordo pista. Avevo la fortuna di avere il pass per la prima volta a girare, cioè un sogno, capito? Quindi sono andato a bordo pista con il Ciaoperché era il mezzo che avevoe ho incontrato Carlo e Albi, Carlo Casabianca che è il mio, il nostro preparatore, che ovviamente anche il preparatore di Vale. E lui aveva sentito parlare di me e di questo Ciao. Mi ha detto, ‘quindi te Sei Bezzecchi e questo lo devi portare al Ranch’. Insomma, mi hanno invitato a ranch. E da lì, con Uccio anche ci siamo sentiti, mi hanno invitato in VR, abbiamo parlato un po’ di volte, ci siamo tenuti in contatto fino alla fine del 2015 e poi di lì a poco firmato il mandato” – Marco Bezzecchi

Lo spirito dell’Academy VR46 raccontato da Marco Bezzecchi

La VR46 non è solo gare e competizioni, è anche famiglia. La sede dell’Academy è il famoso Ranch di Valentino Rossi. Il luogo è nato come un parco giochi per i piloti che si divertivano a fare le derapate sulle strade sterrate della periferia di Pesaro. Ora che è una realtà più viva che mai, il Ranch è diventato una seconda casa per i piloti.

Credit: VR46.com

Con Valentino a capo, il gruppo è formato da: Francesco Bagnaia, Luca Marini, Celestino Vietti, Matteo Gabarrini, Leonardo Casadei, Franco Morbidelli, Andrea Migno, Lorenzo Pritelli e Marco Bezzecchi. È proprio al Ranch che questi ragazzi passano il tempo tra un GP e l’altro tra allenamenti con moto da cross, gare interne e giornate passate in amicizia. Il fatto che in questo gruppo ci siano piloti di diversi team può far sorgere dei dubbi, ma lo spirito dell’Academy va oltre l’appartenenza ai team, e Bezzecchi lo sa bene:

“È molto bello innanzitutto e nell’Accademy, ormai siamo diventati un gruppo fantastico e un po’ atipico perché il nostro è uno sport individuale. Quindi, è strano vedere amicizie tra rivali diciamo, però noi ci alleniamo insieme da tanti anni e quindi siamo abbiamo creato questo rapporto che ormai è di amicizia. Però, c’è grande rispetto tra tutti perché comunque lottiamo tutti per la stessa cosa, per lo stesso obiettivo, rischiamo tutti allo stesso modo. Quindi quando vedi anche i tuoi rivali che non sono magari dell’Accademy, c’è tantissimo rispetto, fa piacere, e poi alla 100 km ovviamente è un’occasione dove ci divertiamo dove la pressione meno possiamo fare anche un po’ gli stupidi e quindi è molto bello” – Marco Bezzecchi

I riti prima della gara

Se si osserva Marco Bezzecchi sulla griglia di partenza si può notare che il suo sguardo è sempre fisso su ciò che gli sta davanti, nascosto dagli occhiali da sole. Questo è uno dei tanti riti pre-gara che il Bez segue ogni weekend. La partenza, a detta del pilota romagnolo, è il momento in cui soffre un po’ di più la tensione e che quindi deve cercare di mantenere un certo approccio.

Marco Bezzecchi Podcast
Credit: @Aprilia su Facebook

Allora quello è un momento tosto, forse il momento dove io personalmente soffro un po’ di più. Soffro ovviamente per modo di dire, comunque dove sono un po’ più teso, ecco. E io cerco di visualizzare un po’ la gara, ripensare a tutto il lavoro che abbiamo fatto durante il weekend, ripensare a magari i dettagli della partenza che ci siamo studiati prima di iniziare la gara, e cerco di rimanere calmo, di fare dei bei respiri e cercare di appunto non lasciare che l’agitazione prenda il sopravvento, ecco.”  – Marco Bezzecchi

Lo sguardo fisso avanti di Marco Bezzecchi non è nel vuoto, c’è un punto ben specifico dove il #72 dell’Aprilia fissa lo sguardo:

“Io guardo l’orologio, perché abbiamo l’orologio grande sotto il semaforo. Magari ho i miei orari dove so che devo fare determinate cose. Però, cerco di appunto rimanere freddo e pensare soprattutto alla partenza, che è una parte molto importante, anche perché poi dopo è difficile farsi dei gran piani. Però cerco di star lì, di stare tranquillo, magari sussurro un po’ la mia moto, ci parlo.” – Marco Bezzecchi

A proposito della moto, Marco Bezzecchi la tratta come se fosse viva: la accarezza, ci parla e le dà pure un nome. La sua Aprilia si chiama Alba Rosa. Per la buona riuscita della gara c’è bisogno di essere in sintonia con la moto. Così ne parla Bezzecchi:

“C’è un bel rapporto con la mia moto, sono convinto che insomma che mi senta. Quindi cerco di parlarle di renderla tranquilla anche a lei ed incoraggiarla a fare un bel lavoro insieme a me. gli ho dato il nome, vabbè io l’ho sempre fatto e però da quando sono in moto GP che ho due moto. Perché io ho sempre fatto il collegamento, come se la moto fosse un po’ la mia morosa.” – Marco Bezzecchi

Credit: @Aprilia dalle Storie di Instagram

Fare questi piccoli ma importanti gesti prima della partenza è una ruotine che dà sicurezza a Marco Bezzecchi. Le mani messe sempre negli stessi posti, i sussurri alla moto e l’orologio sono un aiuto nel mantenere la calma, per trovare la concentrazione e, come dice lui stesso, eliminare le colpe in caso di errori. L’ultimo rito è quello di dare un bacio alla sua moto, poi c’è il semaforo e “riccioli fumanti” parte assieme alla sua Aprilia RS-GP.

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