La Catalunya ha preso una Sprint che sembrava pronta a premiare i soliti equilibri e l’ha trasformata in un sabato molto più ruvido del previsto. Vince Alex Marquez, padrone di casa e della gara corta, davanti a Pedro Acosta e a Fabio Di Giannantonio. Dietro, però, succede di tutto: Martin cade nei primi giri, Bezzecchi arranca ma salva un punto preziosissimo, Bagnaia risale fino al sesto posto dopo una qualifica complicata, mentre Morbidelli, Bastianini e Marini restano nel gruppo che prova a mettere insieme qualcosa senza riuscire davvero a prendersi la scena.
Diggia, il podio che dà senso al sabato catalano
La notizia più bella per l’Italia è firmata dal numero 49 della VR46. Fabio Di Giannantonio chiude terzo, e non è un podio di quelli capitati per caso o raccolti solo perché davanti si sono complicati la vita. Diggia parte dalla seconda fila, resta subito dentro il ritmo giusto e nel finale si prende anche Raul Fernandez, infilando il sorpasso che vale il gradino più basso del podio. In una Sprint in cui bastava poco per rimanere intrappolati nel traffico, lui resta lucido e porta a casa il risultato migliore tra gli italiani.
Diggia conferma di stare diventando un pilota che nei weekend ci resta dentro, che costruisce, che sbaglia meno e che sa prendersi i momenti quando arrivano. Dopo la gara ha detto di essere contento della rimonta, ma anche un po’ arrabbiato per l’errore in qualifica che lo ha costretto a partire dalla seconda fila. Tradotto: podio sì, sorriso sì, ma anche la sensazione che ci fosse perfino qualcosa in più da cercare.

Pecco risale, ma il sabato resta incompleto
La Sprint della Catalunya di Francesco Bagnaia parte già in salita, perché il tredicesimo posto in griglia pesa tantissimo in una gara così corta. In Catalunya recuperare non è mai semplice, e farlo in 12 giri lo è ancora meno. Pecco però almeno reagisce: non resta imbottigliato, non si perde nel gruppo e rimette insieme una corsa che dopo la qualifica sembrava molto più complicata.
Il sesto posto, quindi, salva qualcosa. Porta punti, evita un sabato davvero pesante e restituisce almeno l’immagine di un Bagnaia capace di rimettere ordine dentro una giornata nata male. Ma non basta per parlare di svolta. Perché quando parti così indietro, anche una buona rimonta resta più una riparazione che una risposta piena.
Pecco limita i danni, ma non cambia davvero il sapore del weekend. Il risultato è utile, non memorabile. Uno di quelli che tengono in piedi il sabato, ma non cancellano ancora quella sensazione di stagione che continua a procedere a strappi.

Bezzecchi soffre, ma il punto pesa. La Sprint della Catalunya lo fa sudare
Il sabato di Marco Bezzecchi è il classico sabato da prendere, piegare e mettere via senza fare troppo rumore. La qualifica era già stata complicata, con la caduta in Q2 e il dodicesimo posto in griglia. In Sprint il Bez non riesce mai davvero a cambiare faccia al pomeriggio: resta nel gruppo, lotta, perde posizioni nel finale e chiude nono. Poco, se guardiamo solo il risultato. Tantissimo, se guardiamo il Mondiale.
E forse anche la pista. Perché la Catalunya, storicamente, non è mai stata troppo amica di Bezzecchi. Canal+ su Instagram ha ricordato come negli ultimi anni qui il romagnolo abbia raccolto poco: l’anno scorso era partito dodicesimo e si era ritirato, nel GP della Solidarietà del 2024 aveva chiuso nono dopo essere partito nella stessa posizione, nel GP di Catalunya dello stesso anno era scattato sedicesimo e aveva chiuso undicesimo, nel 2023 era partito decimo e arrivato dodicesimo, mentre nel 2022 era partito tredicesimo e non aveva visto il traguardo. Una serie che racconta bene quanto Barcellona sia sempre stata una pista indigesta per lui.
Così quel nono posto resta brutto da vedere, ma utile nel suo essere un risultato stretto. Perché dall’altra parte del box Aprilia va anche peggio: Jorge Martin cade nei primi giri, dopo essere partito da un weekend già nervoso e segnato da più scivolate. Bezzecchi racimola un solo punto, ma gli basta per staccare di un’altra lunghezza il compagno di squadra. Il margine resta minimo, adesso due punti, ma resta suo.

Morbidelli parte davanti, Bastianini ci prova, Marini raccoglie poco. Gli altri italiani nella Sprint della Catalunya
Dietro ai tre nomi più pesanti del sabato italiano, c’è un’altra Italia che resta più cheta. Franco Morbidelli aveva aperto la giornata con una qualifica bellissima, seconda posizione in griglia davanti anche ad Alex Marquez. Un segnale importante, confermato dalle sue parole dopo il Q2: “stiamo lavorando molto bene”, ha detto, pur ammettendo di non avere ancora le sensazioni perfette sulla moto nuova. In Sprint, però, quel lampo non diventa podio: chiude settimo, alle spalle di Bagnaia, in una gara più concreta che brillante.
Enea Bastianini finisce decimo, appena fuori dalla zona punti, dopo essere partito quattordicesimo. Luca Marini chiude undicesimo, anche lui lontano dal cuore della gara ma comunque dentro un sabato ordinato, senza il guizzo che avrebbe potuto cambiare il peso del weekend. Sono risultati che completano il quadro, ma non lo spostano: la copertina italiana resta tutta su Diggia, mentre Pecco e Bez si prendono due gare molto diverse ma entrambe utili per non lasciare il sabato completamente scoperto.
Vietti accende la Moto2: pole e record della pista
Nel sabato catalano c’è spazio anche per una nota azzurra pesantissima in Moto2, perché Celestino Vietti ha cominciato il weekend di Barcellona nel modo migliore. Il piemontese del team SpeedRS è stato il più veloce sia nella sessione del mattino sia nelle Practice, chiudendo davanti a tutti con un 1’41’’611 che lo porta direttamente in Q2 e conferma un feeling molto buono con il Montmeló. Alle sue spalle Senna Agius e Alonso Lopez, vicinissimi, racchiusi con lui in appena 26 millesimi: segno che la Moto2 resta tiratissima, ma anche che Vietti c’è, e questa volta ha messo subito il suo nome davanti agli altri.
E il sabato non si è fermato lì. Vietti ha completato il lavoro anche in qualifica, prendendosi la pole position con un 1’41’’076 davanti a Collin Veijer e Manuel Gonzalez. Non una pole arrivata per caso, ma un colpo pieno, costruito dopo un venerdì già fortissimo e trasformato in un segnale chiarissimo per la gara. A Barcellona Cele non si è limitato ad accendersi: ha messo il proprio nome davanti a tutti quando contava davvero.

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