Il GP di Catalunya oggi ha smesso presto di essere una gara ed è diventata qualcosa di molto più duro da raccontare. Due bandiere rosse, incidenti pesantissimi, piloti portati in ospedale per controlli e una corsa spezzata, ricostruita, accorciata, quasi irriconoscibile. Alla fine vince Fabio Di Giannantonio, davanti a Fermin Aldeguer e Francesco Bagnaia, dopo la penalità di 16 secondi inflitta a Joan Mir per pressione gomme irregolare. Ma il risultato, questa volta, arriva dentro una domenica che lascia addosso più brividi che festa.
Per l’Italia è una giornata strana, fortissima e storta insieme. Diggia si prende la sua seconda vittoria in MotoGP e riporta VR46 sul gradino più alto del podio. Bagnaia sale terzo dopo la penalità di Mir, trasformando un quarto posto già utile in un podio. Bezzecchi risale quarto sempre dopo la penalità di Mir e allunga in classifica su Martin. Marini entra nei dieci, Morbidelli resta più indietro, Bastianini finisce tra i ritirati. Ma prima dei punti, prima dei piazzamenti, resta la sensazione di una domenica in cui la cosa più importante è stata vedere i piloti rialzarsi.

Il momento in cui il GP di Catalunya fa davvero paura
La prima grande botta arriva al dodicesimo giro della gara originale. Pedro Acosta è davanti, Alex Marquez lo segue da vicino, poi la KTM dello spagnolo perde improvvisamente potenza sul rettilineo verso curva 10. Alex non può evitarlo, lo centra ad alta velocità e finisce violentemente nella via di fuga. Il pilota Gresini viene portato prima al centro medico e poi all’Hospital General de Catalunya: il team ha poi comunicato tramite X una frattura marginale della C7 e la frattura della clavicola destra, che verrà stabilizzata con una placca tramite intervento chirurgico. Una notizia che dà un nome preciso alla paura vista in pista.
La gara riparte, ma dura pochissimo. Alla nuova partenza arriva un altro incidente, questa volta in curva 1, con Johann Zarco che arriva lungo e coinvolge Francesco Bagnaia e Luca Marini. Anche Zarco viene trasferito in ospedale per controlli, cosciente e non in pericolo secondo le prime informazioni. Il GP viene fermato di nuovo e, a quel punto, Catalunya non è più una gara normale: è una domenica da ricominciare quasi da zero, con il fiato corto e la testa molto più pesante di prima.
Sul risultato arriva poi anche il peso delle verifiche post-gara sulla pressione gomme. Joan Mir, secondo al traguardo, viene penalizzato di 16 secondi e scivola fuori dal podio, consegnando così il terzo posto a Bagnaia. La stessa penalità viene poi inflitta anche a Raul Fernandez, Toprak Razgatlioglu, Jack Miller e Alex Rins. Un ribaltone che cambia la classifica finale, ma non il sapore di una domenica segnata soprattutto dagli incidenti.
Diggia si prende la gara più difficile
La vittoria di Fabio Di Giannantonio pesa tantissimo, proprio perché arriva dentro una gara che poteva sfuggire di mano a chiunque. È il secondo successo della sua carriera in MotoGP, 910 giorni dopo Lusail 2023, ma non è una vittoria normale: è una vittoria dentro il caos, dentro due bandiere rosse, dentro una domenica in cui bisognava rimanere lucidi prima ancora che veloci. E Diggia lo fa. Riparte, nonostante il male al braccio sinistro, resta in gara, passa Joan Mir a quattro giri dalla fine e poi va a prendere Acosta, che poco dopo perde anche la possibilità della sua prima vittoria cadendo all’ultimo giro dopo il contatto con Ogura.
È una vittoria diversa da quelle pulite, lineari, da fuga solitaria. Questa è una vittoria di testa, di nervi, di presenza. Di Giannantonio nel dopo gara ha ricordato quanto non fosse stata una giornata semplice e ha mandato un pensiero ad Alex Marquez, sottolineando quanto questo sport sia spettacolare ma anche pericoloso. Ed è forse proprio questo a dare ancora più peso al suo successo: Diggia festeggia, sì, e dopo la penalità di Mir si ritrova anche Bagnaia sul podio, per un doppio podio italiano che rende il risultato ancora più forte. Ma resta una festa dentro una domenica che non permette leggerezza piena.

Pecco resta in piedi, nonostante tutto
Per Francesco Bagnaia, la domenica catalana resta difficile da leggere, anche dopo una classifica diventata molto più generosa. Pecco era rimasto coinvolto nell’incidente della seconda ripartenza con Zarco e Marini, poi nella gara ridotta riesce comunque a chiudere quarto al traguardo. In una domenica in cui bastava un attimo per uscire da tutto, quel risultato teneva già in piedi il suo bilancio.
Poi arriva la penalità di 16 secondi a Joan Mir per pressione gomme irregolare, e il quarto posto diventa terzo. Un podio pesantissimo, arrivato dopo la bandiera a scacchi, che cambia parecchio il valore della sua domenica. Bagnaia non trasforma il caos in un attacco diretto alla vittoria, ma porta a casa punti enormi e una classifica finale che, nel contesto del weekend, vale oro.
Resta però una sfumatura importante: il podio non cancella del tutto la sensazione di un weekend ancora complicato. La gara finale era diventata una mini-corsa da dodici giri, quasi una seconda Sprint, e Pecco non era riuscito a prendersi il podio in pista. Però questa volta resta in piedi, evita lo zero e si ritrova terzo in una delle domeniche più dure dell’anno. E di questi tempi, anche questo pesa tantissimo.
Bezzecchi risale quarto e allunga su Martin nella classifica Mondiale
Marco Bezzecchi non si prende la scena, ma si prende qualcosa di molto importante. Chiude quinto al traguardo, senza una gara da protagonista, e diventa quarto dopo la penalità di Joan Mir. In mezzo al disastro generale, e soprattutto con Jorge Martin finito lontano dopo un contatto nella seconda ripartenza, il risultato diventa pesante in chiave Mondiale. Bez allunga su Martin e porta il margine a 15 punti.
È il classico risultato che non fa rumore sul momento, ma che in un campionato così stretto può pesare tantissimo. Dopo la Sprint aveva salvato un punto su una pista storicamente difficile per lui. In gara non brilla, ma resta dentro, porta a casa punti pesanti e lascia la Barcellona più leader di prima. E in una domenica così, anche solo gestire senza finire nel disastro era già una mezza impresa.

Marini nei dieci, Morbidelli lontano, Bastianini fuori un GP di Catalunya traballante
Nel resto dell’Italia c’è una domenica molto più laterale. Luca Marini chiude sesto, dentro una top ten che in una gara così spezzata vale comunque parecchio. Non è un risultato da prima pagina, ma è una gara portata a casa in mezzo a un pomeriggio in cui rimanere in piedi e lucidi non era scontato.
Più indietro Franco Morbidelli, decimo, lontano dal cuore della corsa dopo una Catalunya che già nella Sprint aveva lasciato più rimpianti che sorrisi. Enea Bastianini, invece, non vede il traguardo: il suo GP finisce tra i ritirati, dentro un weekend che non riesce mai davvero a girargli dalla parte giusta.
Celestino Vietti: una boccata d’aria in una giornata pesante
In mezzo a una domenica piena di paura e bandiere rosse, Celestino Vietti regala all’Italia una delle note più belle del weekend. Il piemontese del team SpeedRS arrivava alla gara di Barcellona dopo aver dominato il venerdì e conquistato la pole, quindi con un’occasione vera. E in gara non si è perso: ha lottato davanti, ha tenuto il passo e ha chiuso secondo alle spalle di Manuel Gonzalez, battuto per appena due decimi.
Non è la vittoria, però è un podio pesante, costruito dopo un weekend vissuto sempre nelle posizioni che contano. Vietti conferma il feeling con il Montmeló e soprattutto trasforma la velocità del giro secco in una gara concreta. In una domenica in cui la MotoGP ha lasciato addosso più tensione che leggerezza, il suo secondo posto è una boccata d’aria azzurra.

LINK:
Guarda: MotoGP, GP di Catalunya: gli highlights della gara a Barcellona
Leggi: Diggia mette la firma nella Sprint della Catalunya, Pecco risale, Bez si aggrappa