Le Mans ha dato spettacolo. La Sprint del GP di Francia comincia con una partenza mostruosa, va avanti con un ritmo feroce e finisce con una botta che si è sentita fino al box Ducati. Jorge Martin vince partendo dall’ottava casella, Bagnaia porta a casa un secondo posto importante, Bezzecchi limita i danni con un terzo posto che vale doppio, mentre Marc Marquez finisce per aria nel finale con un highside violentissimo. E già così basterebbe. Solo che per l’Italia, sotto il podio, il sabato francese è stato ancora più sporco: Di Giannantonio ultimo dopo una caduta, Morbidelli, Bastianini e Marini fuori.
Martin scatta dalla terza fila e alla prima chicane si inventa una partenza da rapina vera: entra largo, incrocia, si prende la testa e da lì non la lascia più. Dietro di lui all’inizio ci sono Bezzecchi e Bagnaia, poi il leader Aprilia sbaglia, va largo e consegna il secondo posto a Pecco. Da quel momento Martin controlla, Bagnaia si sistema, Bezzecchi si attacca al podio e la Sprint sembra quasi mettersi in ordine. Solo che a Le Mans l’ordine dura pochissimo.
Pecco, piccolo salto nel passato assieme a Jorge Martin
La notizia migliore, per noi, porta ancora una volta il numero 63. Perché Bagnaia a Le Mans non vince, ma si prende almeno un sabato che ci fa fare un piccolo salto nel passato. Era un bel po’ di tempo che non si vedevano Francesco Bagnaia e Jorge Martin insieme sul podio di una gara Sprint. Pecco partiva dalla pole ritrovata dopo 196 giorni, segnale già importante in un momento della stagione in cui gli serviva rimettere in fila qualcosa ancora prima del semaforo verde. In gara resta subito nella parte giusta del pomeriggio, si prende il secondo posto su Bezzecchi e lo porta fino in fondo senza sbavature grosse. Martin gli scappa via, sì, ma Pecco almeno torna a chiudere una Sprint con una sensazione diversa dal solito.
Non è la Sprint che cambia il volto del suo mondiale o che riapre tutto di colpo, ma è un risultato solido, costruito bene e pulito. In una gara piena di cadute e di gente rimasta con zero in mano, Bagnaia fa la cosa più importante: resta attaccato al gruppo che conta davvero. E per uno che fin qui aveva vissuto troppi sabati storti, è già un pezzo di risposta.
Resta però anche un piccolo fondo amaro. Perché Martin, una volta preso il comando, non gli lascia mai davvero la possibilità di andarlo a prendere. Quindi il secondo posto vale, eccome, ma racconta più una ricostruzione che una svolta. È il sabato di un Bagnaia che torna a essere ordinato, presente, concreto. E in questo momento, forse, era esattamente da lì che bisognava ripartire.

Bezzecchi, niente lampi ma finalmente arriva un podio in gara Sprint
Il sabato del Bez ha meno luce addosso rispetto ad altri weekend, ma non pesa meno. Martin gli prende la scena al via, Bagnaia gli porta via il secondo posto nei primi giri, eppure Bezzecchi non si scompone mai davvero. Resta lì, si tiene dentro la corsa, non si sporca il pomeriggio con errori inutili e chiude terzo. Che detto così sembra poco. In realtà è il suo primo podio Sprint della stagione ed è soprattutto il tipo di risultato che evita un sabato storto proprio quando il compagno di squadra si rimette a correre forte.
Il danno, infatti, resta limitato. Martin gli mangia punti, sì, ma non abbastanza per portargli via la vetta: Bezzecchi resta leader del Mondiale con sei lunghezze di vantaggio. Non è il sabato dominante di Austin o Buriram, ma è una Sprint da uomo campionato: meno rumore, più gestione. E a Le Mans, con tutta quella gente finita per terra, vale parecchio.

Dietro a Pecco e Bez, nella Sprint del GP di Francia resta tanto amaro
Alla fine il bilancio italiano resta diviso in modo netto. Bagnaia porta a casa un secondo posto che almeno gli restituisce un sabato vero. Bezzecchi non brilla, ma fa il leader e resta davanti a tutti.
Fabio Di Giannantonio, invece, butta via una grande occasione. Partiva quarto, quindi pienamente dentro il gruppo che contava, ma al via sbaglia tutto e viene subito risucchiato indietro. Da lì in poi la Sprint si sporca in fretta: arriva la caduta, riesce a ripartire, ma chiude lontanissimo e con un sabato praticamente buttato. È uno di quei pomeriggi che fanno ancora più rabbia proprio perché erano cominciati con un’aria completamente diversa.
Dietro, il resto dell’Italia esce a mani vuote: Morbidelli, Bastianini e Marini non finiscono la Sprint e Le Mans si conferma una pista che lascia pochissimo margine a chi sbaglia o si ritrova nel posto sbagliato. Le Mans, insomma, non lascia una verità sola, piuttosto una sensazione molto chiara: i nostri davanti ci sono, eccome se ci sono, ma basta spostarsi di qualche fila più indietro perché il sabato diventi improvvisamente fragilissimo.
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